
Il confronto tra istituzioni e sistema produttivo torna su un terreno più costruttivo dopo le recenti tensioni legate al ridimensionamento delle risorse del piano Transizione 5.0, successivamente ripristinate e rafforzate. Un segnale positivo che conferma la rinnovata centralità della manifattura nel dialogo nazionale ed europeo.
Il presidente di Confapi, Cristian Camisa, sottolinea come il recente incontro tra Governo, organizzazioni imprenditoriali e Commissione europea abbia rappresentato un primo passo concreto verso un maggiore coinvolgimento delle PMI industriali nei processi decisionali europei. Tra le priorità evidenziate, emerge la necessità di tempi più rapidi e certi nelle decisioni, in un contesto competitivo globale sempre più accelerato.
Resta tuttavia complesso lo scenario per le piccole e medie imprese italiane. Secondo un’indagine interna al sistema Confapi, gli effetti delle tensioni internazionali stanno incidendo sulla redditività aziendale, con una riduzione stimata tra il 2% e il 5%. Un dato particolarmente critico per le imprese con marginalità ridotta, che rischiano un impatto diretto sulla sostenibilità economica. Parallelamente, si registra un rallentamento degli investimenti e delle assunzioni: una impresa su due ha sospeso nuovi progetti, mentre quattro su dieci hanno bloccato l’ingresso di nuovo personale.
Sul fronte energetico, il gap competitivo rispetto ai principali partner europei continua a rappresentare una delle principali criticità. Le imprese italiane sostengono costi significativamente superiori rispetto a Francia e Germania, una condizione che si è ulteriormente aggravata negli ultimi mesi e che incide direttamente sulla competitività del sistema produttivo.
In questo contesto, Confapi ribadisce la necessità di interventi strutturali a sostegno delle PMI, a partire dall’introduzione di strumenti fiscali mirati per compensare il differenziale energetico. Tra le proposte, un credito d’imposta per le imprese energivore e a media tensione, con l’obiettivo di sostenere gli investimenti e rafforzare la tenuta del tessuto industriale.
Il quadro che emerge evidenzia l’urgenza di un patto solido tra istituzioni e imprese, capace di coniugare sostenibilità dei conti pubblici e tutela dell’economia reale. Un equilibrio necessario per garantire continuità produttiva, occupazione e sviluppo territoriale.




