“Impresa & Società. Il valore della cultura in tempi complessi”: a Lucrezia un laboratorio di pensiero condiviso tra imprese, professionisti e territorio

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Venerdì 29 maggio, nella sede di Area Forma a Lucrezia, CONFAPI Pesaro Urbino ha promosso, insieme all’associazione culturale La Via della Seta, un incontro dedicato a un tema che riguarda tutti: come orientarsi — da imprenditori, professionisti e cittadini — tra incertezza, conflitti globali e rivoluzione tecnologica.

Non un convegno tradizionale, ma un vero laboratorio di pensiero condiviso: gli interventi dei relatori sono stati spunti iniziali per una riflessione che ha coinvolto direttamente il pubblico, chiamato a partecipare in tempo reale attraverso sondaggi interattivi. Dopo i saluti istituzionali di Mauro Rapa, presidente de La Via della Seta, e di Franco Marchetti, vicepresidente di CONFAPI Pesaro Urbino, la serata è stata guidata dal dott. Pierluigi Venturi, che ha aperto i lavori con una domanda solo in apparenza semplice: che cos’è davvero un’impresa?

Oltre l’articolo 2555: l’impresa come fatto culturale

Se il codice civile definisce l’azienda come “il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”, dietro quei beni — ha ricordato Venturi — ci sono persone, relazioni, scelte, rischi e visioni del mondo. Fare impresa è un atto profondamente culturale: è avere il coraggio di assumersi un rischio e provare a costruire qualcosa. E la cultura, nella definizione richiamata dalla Treccani, è ciò che ci permette di interpretare la realtà, costruire relazioni, immaginare il futuro e affrontare il cambiamento. Una citazione del premio Nobel per l’economia Edmund Phelps ha fissato il punto: la prosperità di una nazione non nasce solo dal commercio e dalla finanza, ma dalla capacità di una società di generare innovazione diffusa, partecipazione e vitalità culturale.

Professioni che cambiano, competenze che mancano

La dott.ssa Laura Chiaravallotti, commercialista e sociologa, ha guidato il pubblico attraverso i dati sull’evoluzione delle professioni e sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro: il disallineamento tra le competenze cercate dalle imprese e quelle disponibili, alimentato dal rapido cambiamento tecnologico, dalle carenze formative e dai divari territoriali. Un fenomeno confermato dall’indagine Confindustria sul lavoro 2025, che fotografa la difficoltà di reperimento del personale come uno dei principali colli di bottiglia per le aziende italiane. Al centro anche le aspettative delle nuove generazioni — ricerca di scopo, flessibilità, coerenza valoriale — e il ruolo crescente delle figure di mediazione, a partire dalle Agenzie per il Lavoro.

La bussola dell’imprenditore

Monica Ciacci, amministratrice di Termomet e presidente di CONFAPID Pesaro Urbino, ha portato il punto di vista di chi l’impresa la vive ogni giorno: “Non si tratta di avere tutte le risposte, si tratta di non perdere la direzione”. La sua bussola si compone di quattro elementi: i valori, l’ascolto, la rete e la capacità di adattamento. Quattro i “venti di cambiamento” che attraversano oggi le PMI: innovazione tecnologica, sostenibilità, difficoltà nel reperire competenze e nuove aspettative culturali delle persone. Dal suo osservatorio in CONFAPID è emerso anche il tema della solitudine imprenditoriale e l’impegno concreto dell’associazione, come lo Sportello Parità di Genere lanciato a febbraio 2026: “Un’azienda che sa valorizzare le donne sa valorizzare le persone. E un’azienda che sa valorizzare le persone è un’azienda che dura”.

Le persone, prima di tutto

La dott.ssa Angela Tringali, psicologa e consulente aziendale, ha spostato lo sguardo su cosa sta accadendo alle persone dentro le organizzazioni. I dati internazionali che ha presentato parlano chiaro: secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 saranno creati 170 milioni di posti di lavoro mentre 92 milioni verranno spiazzati; circa una persona su cinque nel mondo dichiara di sentirsi sola, solo il 31% dei dipendenti risulta davvero coinvolto nel proprio lavoro e in Italia circa il 25% si dichiara “attivamente disimpegnato”. La risposta, ha suggerito Tringali, passa dalla qualità dell’ascolto: da quello “confermativo”, che sente solo ciò che già sa, a quello “generativo”, capace di trasformare l’io in un noi.

L’intelligenza artificiale, per gradi e con le persone

Giandonato Zaccaro, imprenditore (PAD Project) e vicepresidente di CONFAPI Pesaro Urbino, ha raccontato un’adozione dell’intelligenza artificiale che parte dai problemi reali e non dalla tecnologia: “La domanda giusta non è dove metto l’AI, ma dove la mia azienda disperde intelligenza, tempo, memoria e valore”. Ogni azienda è seduta su un patrimonio nascosto di conoscenze che l’AI può aiutare a mettere in ordine — non a sostituire. Con una regola di governance chiara: l’AI propone, le persone decidono, la firma resta umana. È “una maratona, non uno sprint”, da affrontare per gradi, con metodo e con le persone.

La dott.ssa Francesca Foschi, coordinatrice di CONFAPI Pesaro Urbino, ha infine raccontato come stanno cambiando i bisogni delle imprese associate in questa fase di trasformazione e su quali ambiti l’associazione sta sviluppando la propria proposta di servizi e supporto.

Il futuro? “Difficile, ma bello”

Filo conduttore della serata sono stati i sondaggi interattivi che hanno fatto dialogare relatori e pubblico. Alla domanda “Come ti immagini il futuro?” le risposte più frequenti sono state “difficile ma bello” e “complesso”; guardando ai giovani è prevalsa la speranza sulla preoccupazione; tra gli elementi del nostro “saper fare” più importanti per il futuro hanno vinto nettamente la creatività e la capacità di trovare soluzioni nuove; e sulla vera sfida dell’intelligenza artificiale la risposta più votata è stata: restare umani nelle relazioni.

La conclusione affidata a Venturi è anche il senso dell’intera iniziativa: le trasformazioni sono sempre esistite e continueranno a esistere, ma ogni cambiamento inizia da un atto culturale — la disponibilità a mettere in discussione ciò che facciamo, ciò che pensiamo e il modo in cui interpretiamo la realtà. “Altrimenti rischiamo di restare fermi, non per ciò che sappiamo, ma per ciò che crediamo di sapere.”

L’aperitivo conclusivo ha prolungato il dialogo oltre l’incontro, confermando la volontà di CONFAPI Pesaro Urbino di proseguire questo percorso di confronto tra impresa, società e cultura.